Quella barriera sul Valsoera

È fatta di assi di legno di Castagno impilati su spessi tondini di ferro e già da qualche tempo sta sbarrando il Rio Valsoera a monte della confluenza con il Torrente Piantonetto impedendo la risalita della Trota fario. Grazie al manufatto tutta l’area a monte, liberata in questi ultimi anni dalla Trota fario, può essere destinata all’accrescimento degli avannotti e dei giovani di Trota marmorata. Lo sbarramento costruito dal Servizio di Sorveglianza del Parco Nazionale Gran Paradiso è di vitale importanza: preserva gli avannotti dalla predazione esercitata dalle trote in risalita dal Torrente Piantonetto e garantisce l’isolamento riproduttivo fra Trota marmorata e Trota fario prevenendo l’ibridazione.

 Il Rio Valsoera viene così utilizzato nel progetto Life+ Bioaquae come zona di accrescimento per la Trota marmorata: il corso d’acqua funge da vera e propria nursery, dove gli avannotti e le trotelle vengono inseriti dal vicino incubatoio PNGP di Piantonetto in un ambiente favorevole in cui la probabilità di essere predati è di molto ridotta. Dopo un periodo di accrescimento di circa un anno le trotelle verranno trasferite nei torrenti Piantonetto e Campiglia e il corso d’acqua potrà di nuovo accogliere nuovi avannotti provenienti dall’incubatoio.

Le barriere ecologiche artificiali interrompono la continuità fluviale e ciò che ne deriva è la frammentazione dell’habitat e l’isolamento riproduttivo delle popolazioni ittiche presenti: le conseguenze possono essere disastrose e portare alla riduzione della variabilità genetica con la conseguenza di ridurre la naturale capacità delle popolazioni a rispondere prontamente alle pressioni e ai cambiamenti sempre più spinti di questo Antropocene.

Le barriere ecologiche artificiali precludono talvolta alle specie ittiche il completamento del loro ciclo vitale: provate a pensare a un fiume in cui le zone adatte alla riproduzione non sono più raggiungibili per la costruzione di una nuova captazione o di una diga; la probabilità di estinzione per le popolazioni rimaste a valle di queste opere è davvero alta e inoltre viene precluso lo scambio genico con le popolazioni rimaste isolate a monte. Se le barriere ecologiche artificiali sono causa di una negativa frammentazione dell’habitat e delle conseguenze che ne derivano, d’altra parte le barriere ecologiche naturali da sempre sono in grado di condizionare la naturale distribuzione della fauna ittica all’interno di un corso d’acqua o di un bacino idrografico. È grazie alla presenza di barriere ecologiche naturali come cascate e faglie che i Salmonidi in particolare non hanno potuto naturalmente colonizzare tutti i torrenti e i laghi alpini lasciando così spazio alla biodiversità tipica degli ecosistemi acquatici d’alta quota caratterizzata dall’assenza di pesci e da comunità animali poco complesse e fragili, basate su un numero ristretto di specie adattate a un contesto ambientale e climatico particolarmente severo. L’Uomo, per motivi legati in epoca storica al sostentamento e nell’epoca attuale all’attività alieutica, ha trasferito pesci anche al di sopra di barriere ecologiche naturali causando un forte impatto ecologico sulla biodiversità autoctona evolutasi in assenza di fauna ittica.

In questa azione del progetto Life+ Bioaquae le barriere ecologiche naturali e artificiali sono utilizzate per isolare i corsi d’acqua coinvolti creando in questo modo piccole roccaforti liberate dalla Trota fario, nel cuore delle Alpi Occidentali, in cui si procede alla conservazione ex-situ di una specie endemica del bacino del Po e ormai in declino da decenni: la Trota marmorata (Salmo marmoratus).

Testo di Rocco Iacobuzio, ricercatore LIFE+BIOAQUAE

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