I primi avannotti

Nel passato, sui torrenti Piantonetto e Campiglia la semina di trote adulte e avannotti era pratica comune finalizzata a giornate di pesca spensierata in acque cristalline buone da bere incorniciate in un paesaggio mozzafiato. L’inserimento di questi corsi d’acqua all’interno dei confini del Parco Nazionale Gran Paradiso e la successiva decisone di protezione assoluta del territorio hanno progressivamente portato all’abbandono di queste attività che come eredità hanno lasciato popolazioni vitali di Trota fario. Ancora oggi l’introduzione e il ripopolamento di diverse specie di Salmonidi alloctoni interessano altrove quasi tutte le acque montane e sono principalmente legate al mondo della pesca.

Più indietro nel tempo i pesci si traslocavano in acque che mai li avevano ospitati per soddisfare fabbisogni reali e incalzanti come la fame: le introduzioni di fauna ittica si perdono così nella notte dei tempi e il conseguente propagarsi di alcune specie nel mondo ha realmente integrato diete povere di proteine, soprattutto in zone depresse. Molti Stati hanno pianificato e promuovono tuttora tramite gli impianti ittiogenici, introduzioni mirate di specie che ancora oggi sostentano paesi poveri ed economie rivierasche in Italia riferibili soprattutto alla fascia dei grandi laghi prealpini e ad alcuni laghi di origine vulcanica del Centro.

In alcuni casi invece, inseriamo i pesci in acqua con un unico scopo: la conservazione. La Trota marmorata  non è più una specie comune! Mentre il suo habitat e il suo areale di distribuzione si stavano deteriorando, restringendo e frammentando, le semine sempre più frequenti di Trota fario stavano portando all’ibridazione praticamente quasi tutte le popolazioni esistenti di Trota marmorata. Sempre per la pesca nel frattempo anche la Trota marmorata veniva traslocata insieme ai suoi ibridi con la Trota fario in tutte le acque alla sinistra del Po inquinando geneticamente le popolazioni originarie. Ci siamo voluti inserire prepotentemente nei meccanismi che regolano il mondo naturale senza nemmeno conoscerli, portando al collasso una specie grazie al cosiddetto progresso e alla ricerca dell’emozione attraverso il contatto con la natura dato dalla pesca. L’ibridazione è un processo però irreversibile ed è opportuno guardare al passato per non commettere sempre gli stessi errori rispettando i pesci, gli unici padroni dell’acqua, nel caso che proprio l’acqua debba avere dei padroni. Abbiamo agito così profondamente sull’ambiente, sugli habitat e sulle specie compromettendo talvolta irreparabilmente la salute dei corsi d’acqua e dei suoi abitanti in un tempo piccolissimo, paragonabile a quello di un battito di ciglia se rapportato al tempo di esistenza della Trota marmorata nelle nostre acque.

L’azione numero 2 del progetto Life+ Bioaquae in favore della Trota marmorata all’interno del Parco Nazionale Gran Paradiso non può che essere inserita in questo scenario manomesso dall’uomo: come già accennato in precedenza le acque all’interno dei confini dell’Area Protetta rispecchiano pienamente la situazione comune su tutto l’arco alpino di presenza di Salmonidi introdotti. Nel corso di questi ultimi anni però qualcosa è cambiato e grazie all’etica del progetto e alle azioni sul campo, la consapevolezza della delicata situazione ha sempre più coinvolto il Personale della Sorveglianza, impegnato attivamente nella rimozione/traslocazione della Trota fario e nella cura degli avannotti di Trota marmorata, seguiti giornalmente.

Ora i primi avannotti rilasciati nel Parco Nazionale Gran Paradiso stanno nuotando nelle fredde acque del Rio Valsoera e nello splendido e incontaminato Torrente Campiglia; questi pesci sono ormai lontani dalle popolazioni di Trota fario: cascate e sbarramenti separano le due specie impedendone il contatto e di conseguenza la predazione e l’ibridazione. Le prime pietre della Conservazione sono state posate e gradualmente, con tutte le difficoltà del caso, questi torrenti potranno mantenere al sicuro l’identità della Trota marmorata e il suo patrimonio genetico tipico del bacino del Fiume Orco.

 

Testo di Rocco Iacobuzio, collaboratore LIFE+BIOAQUAE

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