La rana delle nevi

                           

Percorrendo i sentieri del Parco non è difficile imbattersi nella Rana temporaria e, all’inizio dell’estate, lungo le rive di laghi e stagni montani, è bello osservare la moltitudine di girini impegnati in quella straordinaria trasformazione che porterà solo alcuni di loro ad abbandonare l’ambiente acquatico...

 Tuttavia le esibizioni della natura a volte perdono ai nostri occhi il loro enorme  valore, soprattutto quando vi si può assistere senza troppa fatica e quando si manifestano nel teatro umile delle cose piccole. Infatti, la sopravvivenza di Rana temporaria in ambiente alpino è un fatto quasi inverosimile: siamo di fronte all’anfibio che in Europa si spinge alle altitudini e alle latitudini più estreme e i versanti esposti a sud della valle Orco ospitano le popolazioni più “alte” al mondo di questa specie, oltre i 2800 m. Rana temporaria ha conquistato nella sua storia evolutiva la capacità straordinaria di sopravvivere all’inverno alpino e di colonizzare le raccolte d’acqua a maggior quota, dove, pur nella breve estate alpina, può trovare un ambiente sicuro, privo di predatori naturali, a cui affidare la propria progenie.

Come spesso avviene è l’intervento disinformato dell’uomo a rompere l’incanto. L’introduzione di pesci predatori nei laghi alpini pone Rana temporaria di fronte a un nemico da cui non sa difendersi.  L’impatto predatorio si esprime in particolare nelle fasi delicate della metamorfosi, quando i pesci introdotti banchettano con i girini. Non è difficile immaginare come la presenza di pesci  possa portare in breve alla scomparsa dei girini e quindi delle rane, soprattutto in quegli stagni e in quei laghi che non offrono alcun rifugio per le prede (e.g. vegetazione acquatica e litorale). Se consideriamo che l’impatto ecologico su Rana temporaria rappresenta solo l’apice più visibile dell’ondata di estinzioni locali di specie altrettanto straordinarie causate dall’introduzione di pesci, ci possiamo facilmente rendere conto che la presenza di pesci è incompatibile con le istanze di conservazione del Parco.

Le pratiche di gestione ittica al di fuori del Parco hanno portato negli ultimi decenni alla quasi sistematica compromissione degli ecosistemi dei laghi d’alta quota in tutto l’arco alpino e in molte catene montuose di tutto il mondo. La situazione nel Parco è meno grave che altrove: solo pochi laghi naturali sono occupati da Salmerino di fonte, una specie originaria del Nord America, e nuove introduzioni e la pesca sportiva sono vietate. Tuttavia l’introduzione di specie alloctone in alta quota è una pratica che necessita una regolamentazione che tenga finalmente conto delle problematiche ecologiche ad essa associata, anche se l’impatto si gioca alla scala discreta dei piccoli organismi acquatici. Con le azioni di eradicazione del Salmerino di fonte da quattro laghi alpini, il Parco non solo si ripropone di recuperare la biodiversità di questi ambienti, ma anche di aprire un nuovo sentiero che possa portare a una cultura naturalistica nella gestione ittica.

Tratto da " Voci del Parco"

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