L'importante ruolo dei macroinvertebrati nei monitoraggi

                                                          

Come si valutano i benefici per l'ecosistema dell'eradicazione? Come si fa a capire se la natura riesce a ritornare alle condizioni originarie e rientrare in buona salute? Uno dei metodi che seguiamo è la determinazione della comunità dei macroinvertebrati che popolano il lago. Infatti ogni ecosistema di acqua dolce è popolato da una grande varietà di organismi con sensibilità differenti alle varie alterazioni ambientali. Ogni specie è adattata a vivere in certe condizioni fisiche (temperatura, turbolenza dell'acqua, etc), chimiche (ossigeno presente, concentrazioni di nutrienti, etc.) e ambientali (velocità della corrente, tipo di substrato, collocazione nella rete alimentare). Un ecosistema integro riesce a ospitare un numero di specie che dipende dalla sua diversità ambientale intrinseca, mentre gli impatti umani inducono spesso variazioni nell'abbondanza e nella composizione della comunità, che può risultare dunque più o meno impoverita di specie a seconda della gravità dell'impatto. Nella foto esemplare di perlodes al Lago Nero di Djouan, Valsavarenche 

 hydraenidaeI macroinvertebrati acquatici sono un numeroso gruppo di organismi che comprende decapodi (gamberi e affini), insetti, oligocheti (lombrichi e affini), acari, planarie, etc. La caratteristica comune è che sono riconoscibili a occhio nudo (“macro”) e non possiedono vertebre (“invertebrati”) ma uno scheletro che è esterno oppure assente (a sinistra un hydraenidae). Sono ben noti a chi si occupa di monitoraggi ambientali, soprattutto in acqua dolce, perchè sono una componente fondamentale dell'ecosistema che comprende organismi adatti alle condizioni ambientali più svariate. Il concetto è che l'abbondanza di specie e la presenza al loro interno di quelle sensibili significano che l'ambiente si trova in condizioni ottimali di salute. Quando interviene una perturbazione, ad esempio fenomeni di inquinamento chimico, la comunità reagisce con la scomparsa delle specie sensibili e l'incremento delle popolazioni di quelle tolleranti.  

E dunque veniamo a noi: quale è l'impatto del salmerino sull'ambiente? Se analizziamo i macroinvertebrati notiamo che, rispetto ai laghi senza pesci (che in alta quota sono assenti, a meno che qualcuno non li abbia immessi precedentemente come è successo per il salmerino nel Parco) l'ambiente risulta gravemente alterato, come se fosse costantemente soggetto a scarichi fognari non depurati. Spariscono infatti tutti gli organismi natanti (ditiscidi, corixidi, acari) e quelli che vivono sui massi e tra gli interstizi della ghiaia (plecotteri, efemerotteri, tricotteri, planarie, gasteropodi)(nella foto sotto un corixidae). corixidaeIl salmerino è infatti un predatore vorace che si nutre di tutto ciò che i suoi occhi riescono a individuare. Il risultato finale è l'estinzione della maggior parte degli organismi acquatici, che non hanno evoluto strategie contro la predazione da parte di un cacciatore così famelico e quindi semplicemente scompaiono nelle sue fauci e dunque dai laghi. Si salvano solo le specie che vivono nel sedimento (“fossori”) e che sopravvivono al salmerino semplicemente perchè vivono in un altro comparto dell'ambiente (chironomidi, oligocheti, alcuni bivalvi). Purtroppo non si tratta solo della scomparsa di alcune specie, ma dell'alterazione degli equilibri dell'ecosistema che sono determinati dai complessi rapporti tra i differenti organismi con ruoli ecologici differenti e che si manifestano come una complessa interconnessione tra il comparto vegetale, il plancton, gli anfibi e addirittura tra l'ecosistema acquatico e quello terrestre.  

ditiscideDa quando nell'estate del 2013 è iniziata l'eradicazione del salmerino si stanno conducendo campagne di monitoraggio per osservare i cambiamenti dell'ecosistema. Le novità di quest'anno sono molto promettenti e arrivano dal lago di Djouan, fino all'anno scorso quasi privo di vita a causa della presenza del pesce. L'eradicazione in questo lago sembra essere in una fase avanzata e i monitoraggi di inizio estate hanno dato risultati sorprendenti: sono ritornati molto abbondanti ad esempio i tricotteri, insetti che allo stadio larvale conducono vita acquatica e che vivono in un astuccio costruito con ghiaia e sabbia. Si sta assistendo anche al ritorno dei ditiscidi, meravigliosi coleotteri predatori che conducono vita natante (foto sopra). Così come i corixidi, inconfondibili per le lunghe zampe posteriori frangiate a forma di remo che vengono utilizzate per nuotare con un caratteristico movimento a scatti. O ancora le grosse e inconfondibili larve di libellula (Aeshna), che hanno un apparato boccale modificato tenuto ripiegato sotto il capo pronto per essere usato come una micidiale lancia che viene velocemente spiegata e proiettata verso la preda. Venite a trovarci e vedrete come l'acqua possa ospitare così tante e diversificate forme di vita!L'ecosistema sta ritornando allo stato originario e questo ristabilirà i suoi equilibri naturali e quelli con il paesaggio alpino circostante.

 

 

 

 

 .... Qualche informazione in più..

Hydraenidae sono piccoli (tra 1-3 mm) e lenti marciatori ed erbivori che si nutrono di alghe, muschi e vegetazione sommersa.

I Corissidi (Corixidae) sono una famiglia di insetti acquatici alla quale appartengono circa 550 specie.  Hanno dimensioni comprese tra 1,5 a 15 mm e presentano sul corpo strie o bande trasversali. Si nutrono principalmente di detriti animali e vegetali che cercano sul fondale. Gli adulti sono in grado di volare e per questo colonizzare velocemente nuove aree, compresi i laghi del PNGP liberi dai pesci!

ditiscidi  sono coleotteri nuotatori predatori che utilizzano il sottile spazio tra l'addome e le ali anteriori (camera sottoelitrale) come una bombola per l'aria che viene ricaricata periodicamente facendo emergere la porzione posteriore del corpo. In questo modo l'insetto potrà ritornare a trascorrere un certo periodo in immersione alla ricerca di una preda, prima di ricaricare nuovamente la sua specialissima "bombola da sub".  

 Stefano Brighenti, collaboratore scientifico LIFE+BIOAQUAE

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